sabato, 14 Febbraio, 2026

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Cinema: 200 milioni di dollari scappano dall’Italia

Un’enorme produzione cinematografica abbandona il territorio italiano, sceglie l’Ungheria e mette in luce il divario profondo tra l’autocompiacimento istituzionale per risultati marginali e una perdita economica reale che colpisce duramente l’intero settore audiovisivo nazionale

Da Nora Taylor
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Il progetto Bugatti evidenzia tutte le fragilità del sistema cinema

Nel tardo pomeriggio di ieri, con un intervallo di pochi minuti tra una notizia e l’altra, due comunicazioni hanno mostrato con estrema chiarezza la contraddizione profonda che oggi attraversa il Ministero della Cultura. Entrambi i messaggi hanno preso forma a Los Angeles, ma hanno descritto scenari opposti e difficili da conciliare.

Da una parte, le istituzioni hanno rivolto auguri ufficiali a chi porterà il nome dell’Italia sul palco degli Academy Awards; dall’altra, una decisione finanziaria di grande peso ha colpito il comparto cinematografico nazionale, confermando una perdita rilevante di capitali internazionali e un indebolimento netto della fiducia nel sistema pubblico di sostegno al cinema.

Mentre il Ministero della Cultura continua a dare risalto a presenze simboliche e contributi di valore marginale legati agli Oscar, l’intero settore audiovisivo registra l’uscita di un investimento strutturale, con ricadute immediate su produzioni, occupazione, filiera industriale e immagine globale del Paese.

Questa dinamica pesa anche su la credibilità istituzionale dell’Italia, rafforzata negli ultimi anni dall’azione diplomatica del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ma messa sotto pressione dall’incapacità dell’esecutivo di assicurare stabilità amministrativa, regole coerenti e continuità nelle politiche culturali.

Il comunicato istituzionale e la scelta di una narrazione positiva

La Vice Ministro della Cultura Lucia Borgonzoni ha diffuso ieri una nota ufficiale attraverso il proprio ufficio stampa, decidendo di intervenire pubblicamente nonostante l’assenza di un film italiano in concorso agli Academy Awards. Il comunicato ha costruito un racconto ottimistico e celebrativo, fondato su presenze ritenute rappresentative, anche se limitate nel loro impatto concreto.

Nel testo, Lucia Borgonzoni ha dichiarato:
«Dispiace non trovare un titolo italiano tra le nomination di quest’anno, ma il nostro Paese può contare sulla rappresentanza della bolognese Valentina Merli, presente nel team che concorre al premio per il Miglior corto live action con “Two People Exchanging Saliva”».

Con un tono orgoglioso, la Vice Ministro ha poi aggiunto:
«Segnalo anche la candidatura di “Sweet Dreams Of Joy” nella categoria Miglior canzone originale, collegata al documentario “Viva Verdi!”».

Questa impostazione comunicativa valorizza simboli da rivendicare, ma non descrive la condizione reale del Ministero della Cultura, segnata da incertezze continue, decisioni frammentate e un settore bloccato da una crisi economica persistente, aggravata dal lungo stallo del tax credit.

Bugatti e la decisione che allontana investimenti e fiducia

Il divario tra racconto istituzionale e realtà economica emerge con ancora maggiore forza osservando quanto accaduto, nelle stesse ore, sul fronte degli investimenti esteri. Sempre a Los Angeles, il consiglio di amministrazione di Taic Funding LLC si è riunito insieme al comitato degli istituti bancari internazionali che avevano già approvato il finanziamento del progetto cinematografico Bugatti – The Genius, con riprese programmate per la prossima primavera tra Milano e Modena.

Secondo quanto riportato dal settimanale L’Espresso, dopo un confronto approfondito con banche statunitensi e fondi globali, il board ha scelto una linea netta: ritirare il finanziamento e trasferire la produzione in Ungheria. Questa decisione comporta una perdita stimata di circa 200 milioni di dollari per l’Italia e nasce da valutazioni legate all’instabilità normativa, all’inaffidabilità del sistema di incentivi e alla fragilità del modello contributivo cinematografico italiano, non da motivazioni artistiche.

Le criticità segnalate risultano chiare e ricorrenti: assenza di certezze legislative, regole soggette a continui cambiamenti, tempistiche amministrative imprevedibili e mancanza di garanzie sulla continuità delle decisioni pubbliche. Questi elementi rendono rischiosa la pianificazione di produzioni cinematografiche di grande dimensione sul territorio nazionale.

Fremantle e il peso dei 71 milioni di euro di tax credit

In un contesto già fragile, emerge un ulteriore nodo critico legato alla gestione recente del tax credit. In questi giorni, il Direttore Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura, Carlo Brugnoni, ha autorizzato contributi per un importo complessivo pari a 71.039.451,27 euro a favore di Fremantle.

Questa scelta alimenta interrogativi pesanti sulla parità di trattamento, sulla coerenza dei criteri applicativi e sulla gestione complessiva delle risorse pubbliche destinate al cinema. Il tema assume un peso ancora maggiore se affiancato alla contemporanea fuga di investimenti internazionali, contribuendo a rafforzare un clima di incertezza diffusa che attraversa l’intero comparto audiovisivo.

Una domanda che il cinema italiano non può più eludere

La domanda finale non cerca effetti retorici, ma nasce da una necessità concreta: il cinema italiano può davvero permettersi di perdere 200 milioni di dollari di investimenti strutturali mentre le istituzioni celebrano risultati marginali e simbolici?

Oppure serve un ripensamento profondo dell’intero sistema, capace di restituire certezze normative, regole chiare e fiducia concreta a chi produce, lavora e investe ogni giorno nel cinema italiano?

A cura di Nora Taylor
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